Siamo a 34 morti.
Ho più volte pensato che dovesse essere richiamato il nostro contingente dall'Afghanistan. In difformità a quanto prescritto dalla nostra Carta costituzionale, la missione non ha per niente il carattere di pace. Essa si è trasformata in missione di guerra. Ancora una volta piangiamo i nostri connazionali che fanno ritorno a casa in una cassa avvolta nel manto tricolore: Marco Pedone, 23 anni di Patù (LE), Francesco Vannozzi, 26 anni, originario del pisano, Sebastiano Ville, 27 anni, di Francofonte (SR) e Gianmarco Manca, 32 anni, di Alghero. Il militare ferito è Luca Cornacchia. Fra qualche settimana non ricorderemo più i loro nomi, come non ricordiamo quelli degli altri 31 morti. Questo non lo faranno le loro famiglie che sono state per sempre private dei loro cari.
Oltre alle incommensurabili perdite umane, ogni anno spendiamo centinaia di milioni di euro per la guerra mentre c'è tanta gente che “combatte” per arrivare a fine mese.
Forse, nel giorno del lutto e del dolore si dovrebbe tacere e meditare. Ma questa mia voglia di asserire che è giunto il momento di ritirarci dall'Afghanistan mi è più volte passata per la testa. Approfitto di questa occasione per esprimere il mio cordoglio alle famiglie e per asseverare che la guerra è un assurdo a cui l’Homo sapiens sapiens deve porre fine.
Tristemente.
10 ottobre 2010
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