Una piaga da debellare
In provincia di Avellino nel triennio 2007-2009 ci sono stati 268 incendi boschivi. È il risultato di un’analisi effettuata dal Corpo Forestale dello Stato, che vede al primo posto Cosenza con 662 incendi e poi Salerno con 475. I due terzi degli incendi avvengono fra la seconda settimana di luglio e la seconda settimana di settembre, per lo più di pomeriggio.
Una piaga da debellare per i danni che tali atti apportano. Ne ricordiamo alcuni: gli alberi assorbono anidride carbonica ed emettono ossigeno, danno legno all’industria e gli scarti danno fuoco per riscaldarci, d’estate danno frescura, ecc.
Provvedimenti: incrementare l’intelligence che finora ha portato a 34 persone arrestate e 1.300 denunciate. Razionalizzare i boschi.
28 settembre 2010
21 settembre 2010
Porta Pia
Celebrazione del 140° anniversario
Nei libri di storia si legge che la breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870 è coincisa con la fine temporale dei Papi, che lo Stato Pontificio si opponeva a tale conquista e difendeva il proprio potere terreno.
Nella celebrazione di quest’anno, per la prima volta, è stato invitato alla commemorazione dell’evento anche un rappresentante del Vaticano: il segretario di Stato Tarcisio Bertone.
Qual è il senso di tale invito che stravolge il significato storico dell’evento, contraddice la nostra carta costituzionale e il pensiero di Camillo Benso di Cavour che già allora diceva: «Libera Chiesa in Libero Stato»?
C’è qualche somiglianza con i comportamenti del regime fascista nei riguardi della Chiesa che portarono al Concordato del 1929? O di quelli del governo Craxi che lo rinnovò nel 1988, concedendo alla Chiesa cattolica finanziamenti, e privilegi tipici di una chiesa ufficiale e non di una religione?
Non confondiamo il rispetto per la fede cattolica con il significato della breccia di Porta Pia e la conquista di Roma capitale che determinò la sconfitta dello Stato Pontificio in quella guerra.
Una Chiesa che partecipa a certe celebrazioni pur conoscendone il significato storico è una Chiesa che accetta concordati, ma perde l'autorevolezza della sua parola. Sarà una Chiesa economicamente potente e godrà di privilegi ma così facendo non rispetta più la sua missione e perde vocazioni.
E una politica che ammicca a una Chiesa potente è una politica che bada ai problemi della gente, dei precari, dei lavoratori?
Teniamo alta l’attenzione per valutare i nostri politici (e non solo) dai fatti e non dalle parole.
Nei libri di storia si legge che la breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870 è coincisa con la fine temporale dei Papi, che lo Stato Pontificio si opponeva a tale conquista e difendeva il proprio potere terreno.
Nella celebrazione di quest’anno, per la prima volta, è stato invitato alla commemorazione dell’evento anche un rappresentante del Vaticano: il segretario di Stato Tarcisio Bertone.
Qual è il senso di tale invito che stravolge il significato storico dell’evento, contraddice la nostra carta costituzionale e il pensiero di Camillo Benso di Cavour che già allora diceva: «Libera Chiesa in Libero Stato»?
C’è qualche somiglianza con i comportamenti del regime fascista nei riguardi della Chiesa che portarono al Concordato del 1929? O di quelli del governo Craxi che lo rinnovò nel 1988, concedendo alla Chiesa cattolica finanziamenti, e privilegi tipici di una chiesa ufficiale e non di una religione?
Non confondiamo il rispetto per la fede cattolica con il significato della breccia di Porta Pia e la conquista di Roma capitale che determinò la sconfitta dello Stato Pontificio in quella guerra.
Una Chiesa che partecipa a certe celebrazioni pur conoscendone il significato storico è una Chiesa che accetta concordati, ma perde l'autorevolezza della sua parola. Sarà una Chiesa economicamente potente e godrà di privilegi ma così facendo non rispetta più la sua missione e perde vocazioni.
E una politica che ammicca a una Chiesa potente è una politica che bada ai problemi della gente, dei precari, dei lavoratori?
Teniamo alta l’attenzione per valutare i nostri politici (e non solo) dai fatti e non dalle parole.
1 settembre 2010
Arriva in Irpinia la Ministra Gelmini
Coordinamento provinciale Italia Dei Valori
Comunicato stampa
È singolare che, negli ultimi sedici anni, ogni ministro della pubblica istruzione abbia provveduto a varare la propria riforma della scuola. Sembra che tutti si affannino a voler lasciare un segno nella storia di questa repubblica. Quasi tutti si sono sforzati per oltraggiare la scuola pubblica e per sminuirne la sua altissima funzione. Ma l’ultima riforma quella della Ministra Gelmini ha deciso di ridurla a brandelli. Distruggere la scuola significa distruggere la formazione di personalità capaci di pensare con la propria testa e di uomini capaci di non sottostare ai dictat del governo e di qualunque oppressore. La riforma della Ministra cade sulle nostre teste come un vero e proprio flagello imposto dalla logica del potere e del denaro di tipo aziendale: investimento/profitto. Una logica scellerata e inaccettabile che ha prodotto centinaia e centinaia di precari disoccupati solo nella nostra provincia. Ma che fine hanno fatto i sindacati, le associazioni e i grandi strateghi politici ultra ventennali di questa provincia? Dove sono a cosa pensano? Noi siamo al fianco del Comitato precari della Scuola, gente che ha studiato, ha acquisito titoli, si è inserita in graduatorie, ha insegnato/lavorato per anni ed ora si trova fuori senza lavoro, mortificata e delusa. Chiediamo che la Ministra ritiri tutti i tagli fatti dal duo Gelimini-Tremonti e ridia la dignità e lavoro a questi operatori della scuola. Tagliare i fondi alla scuola significa tagliare le gambe al futuro della gente e della società. Ci vedremo sorpassati culturalmente e tecnologicamente dalle altre nazioni che, a differenza della politica italiana, investono nella scuola. Già oggi nell’informatica, nella matematica, nell’automazione e nell’elettronica, cominciano a svettare menti di Indiani e Cinesi. Questo governo ha fatto dei tagli la sua parola d’ordine ed intanto la spesa pubblica aumenta perché non taglia e anzi conserva e incrementa sprechi e affari delle cricche. Ma se ascoltiamo la cattiva maestra minzoliniana e/o la stampa di regime sentiamo esaltare le scelte, a nostro avviso scellerate ed esiziali, del governo del fare, del fare gli interessi di qualcuno e attraverso i media dicono che stanno facendo quello che i cittadini chiedono o hanno chiesto votandoli.
Cara Ministra non abbiamo giammai chiesto classi da 36 alunni, né tantomeno riduzione di cattedre e di personale docente e non docente.
Cara Ministra una società che taglia i fondi alla scuola invece di aumentarli, è destinata all’ignoranza. È una società che non ha futuro. È una società che non può crescere. È una società che si vedrà sorpassata da chi invece investe nella scuola e nella cultura.
Chiediamo maggiori investimenti nella scuola e nella cultura. Chiediamo più attività culturali, pomeridiane, sportive che significano anche recupero del disagio giovanile, sostegno e minori costi per le famiglie.
Il Coordinatore provinciale dell’Italia dei Valori
Comunicato stampa
È singolare che, negli ultimi sedici anni, ogni ministro della pubblica istruzione abbia provveduto a varare la propria riforma della scuola. Sembra che tutti si affannino a voler lasciare un segno nella storia di questa repubblica. Quasi tutti si sono sforzati per oltraggiare la scuola pubblica e per sminuirne la sua altissima funzione. Ma l’ultima riforma quella della Ministra Gelmini ha deciso di ridurla a brandelli. Distruggere la scuola significa distruggere la formazione di personalità capaci di pensare con la propria testa e di uomini capaci di non sottostare ai dictat del governo e di qualunque oppressore. La riforma della Ministra cade sulle nostre teste come un vero e proprio flagello imposto dalla logica del potere e del denaro di tipo aziendale: investimento/profitto. Una logica scellerata e inaccettabile che ha prodotto centinaia e centinaia di precari disoccupati solo nella nostra provincia. Ma che fine hanno fatto i sindacati, le associazioni e i grandi strateghi politici ultra ventennali di questa provincia? Dove sono a cosa pensano? Noi siamo al fianco del Comitato precari della Scuola, gente che ha studiato, ha acquisito titoli, si è inserita in graduatorie, ha insegnato/lavorato per anni ed ora si trova fuori senza lavoro, mortificata e delusa. Chiediamo che la Ministra ritiri tutti i tagli fatti dal duo Gelimini-Tremonti e ridia la dignità e lavoro a questi operatori della scuola. Tagliare i fondi alla scuola significa tagliare le gambe al futuro della gente e della società. Ci vedremo sorpassati culturalmente e tecnologicamente dalle altre nazioni che, a differenza della politica italiana, investono nella scuola. Già oggi nell’informatica, nella matematica, nell’automazione e nell’elettronica, cominciano a svettare menti di Indiani e Cinesi. Questo governo ha fatto dei tagli la sua parola d’ordine ed intanto la spesa pubblica aumenta perché non taglia e anzi conserva e incrementa sprechi e affari delle cricche. Ma se ascoltiamo la cattiva maestra minzoliniana e/o la stampa di regime sentiamo esaltare le scelte, a nostro avviso scellerate ed esiziali, del governo del fare, del fare gli interessi di qualcuno e attraverso i media dicono che stanno facendo quello che i cittadini chiedono o hanno chiesto votandoli.
Cara Ministra non abbiamo giammai chiesto classi da 36 alunni, né tantomeno riduzione di cattedre e di personale docente e non docente.
Cara Ministra una società che taglia i fondi alla scuola invece di aumentarli, è destinata all’ignoranza. È una società che non ha futuro. È una società che non può crescere. È una società che si vedrà sorpassata da chi invece investe nella scuola e nella cultura.
Chiediamo maggiori investimenti nella scuola e nella cultura. Chiediamo più attività culturali, pomeridiane, sportive che significano anche recupero del disagio giovanile, sostegno e minori costi per le famiglie.
Il Coordinatore provinciale dell’Italia dei Valori
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