L’estate sta finendo, recita una famosa canzone, e stanno finendo anche tutte le chiacchiere, locali e nazionali. Una brutta estate che a livello locale ha fatto registrare la defenestrazione del vice sindaco e di un assessore, cariche ottenute in virtù delle preferenze raccolte alle elezioni dello scorso anno. I ragazzi che hanno organizzato "Saperi e Sapori" hanno rivitalizzato il nostro bellissimo centro storico e tanti forestieri hanno apprezzato sbalorditi le nostre bellezze architettoniche. Il nostro paese è ricco anche di una straordinaria varietà di iniziative culturali (sono stati presentati tre libri), di manifestazioni tradizionali, musicali e di eventi improvvisati. A livello nazionale dal voto sicuro, minacciato dal signor B, proposto dalla Lega e da Italia dei Valori, si è passati alla fiducia sicura su cinque punti, ma al 95% hanno detto quelli di Futuro e Libertà (i finiani).
Per la legge 219/81 è stata più volte fatta una graduatoria, pagando fior di euro a tecnici esterni, ma i contributi da anni non vengono elargiti. E questo poteva mettere in moto un po’ di economia del paese. Pensate che non assegnare i decreti della legge n. 219/81 possa essere un’arma per le prossime elezioni comunali, come lo è stato per le precedenti? Pensate che pagare un funzionario comunale un terzo delle tasse che paghiamo per la Tarsu sia utile alle nostre famiglie? Pensate che aumentare gli stipendi a chi già l’ha sia utile a chi non riesce ad arrivare alla terza settimana del mese? Pensate che può portare utile al paese fare progetti di 1.750 euro per l’evento e poi costa 20.000 euro per l’aggiunta di spese al Direttore scientifico (2.000,00 €), al Direttore culturale (2.000,00 €), allo staff informatico (800.00 €), migliaia di euro ad altre figure, e oltre 9.000 euro per volantini e pubblicità? Pensate che è giusto assegnare le case popolari a chi in famiglia già ne ha?
Per i cinque punti proposti dal governo, pensate che il processo breve, già sospeso a gennaio per presunta incostituzionalità, interessi i lavoratori, i precari le famiglie? O interessa il signor B? Pensate che una legge elettorale dove chi sceglie i candidati è il capo del partito sia una buona legge? Pensate che il parlamentare così “nominato” sia libero di fare delle scelte non conformi alle volontà del “capo”? Infatti il signor B ha minacciato le elezioni qualora non gli daranno la fiducia. In altre parole ha detto “Vi mando a casa, e candiderò le persone che voglio io, non certo chi si permette di contraddirmi!”.
Può andare avanti una società così governata? Tante considerazioni da fare. Non esiste più una distinzione netta fra chi governa questo paese e chi lo deruba e lo annichilisce. Non si capisce più dove finiscono gli interessi privati e iniziano quelli dei cittadini. Il conflitto di interessi in alcune persone è grande quanto una montagna. In nessun altro paese democratico sarebbe possibile una cosa del genere. Non si capisce più se chi si propone in politica lo fa per interesse personale o per l’interesse generale. Molti politici non capiscono che facendo l’interesse generale ne trarrebbe vantaggio tutta la popolazione e staremmo tutti meglio, sia economicamente e sia psicologicamente. La gente avrebbe coscienza di stare in una società giusta e se pure dovremmo fare dei sacrifici li faremmo con più voglia sapendo che lo fanno tutti. Invece in questa crisi c’è chi si sta arricchendo sempre più e chi si impoverendo sempre più. La forbice si allarga. I furbi, i corrotti, i disonesti, gli immorali fanno connubio con alcuni politici e diventa un’alleanza solida, quasi indistruttibile, cementata dal denaro e dagli interessi di pochi a discapito di molti, della maggioranza. E la gente è attonita. Aspetta, sta zitta con la speranza di avere un posticino da chi approfitta della sua necessità. In un circolo vizioso che si autoalimenta. Più povertà, più necessità, più costrizione, più sottomissione, più voti ai potenti. E se qualcuno declama tutto ciò non è ascoltato. Viene attaccato dalla stampa di regime. A volte viene tacciato di probabili interessi personali. Allora la domanda: Può andare avanti una società così governata? è retorica perché la società può andare avanti e andrà avanti. Sì. Ma noi dobbiamo saper cambiare, nelle nostre azioni quotidiane, quando compriamo, quando facciamo uso di alcune cose anziché di altre, quando ci informiamo e impariamo a scegliere liberamente, quando andremo a votare. Sono questi i momenti in cui dobbiamo dimostrare la nostra voglia di cambiare.
Gesualdo 29 agosto 2010
29 agosto 2010
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