26 febbraio 2010

L’AQUILA A DIECI MESI DAL TERREMOTO

Un disastro annunciato: l’uomo che non rispetta se stesso e la Natura

[Pubblicato su http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/abruzzo/Notizie_1267184290.htm]

6 aprile 2009 ore 3,23 TREMA. Epicentro L’Aquila. Crollano case, chiese e palazzi. Nuove e vecchie costruzioni. Si grida al terremoto. Un evento naturale che esiste da 4,6 miliar di di anni e che continuerà ad esistere. Allora perché tutti questi morti? tutti questi danni? tutte queste sofferenze? tutti questi dolori fisici e psicologici?

Ho trascorso la scorsa settimana a L’Aquila come tecnico della squadra proposta dall’Ordine degli ingegneri di Avellino per le verifiche statiche del patrimonio edilizio e infrastrutturale danneggiato dal sisma del 6 aprile. Ho viaggiato con un collega. Appena siamo arrivati presso la Funzione Tecnica della Scuola della Guardia di Finanza di L’Aquila abbiamo partecipato al corso di formazione per la compilazione della scheda di rilevamento del danno, pronto intervento e agibilità degli edifici danneggiati dal sisma. L’esito della scheda si conclude con l’assegnazione di agibilità o meno dell’edificio e con un rilevamento del danno che viene classificato da “A” a “E”. Dove “A” indicava edificio AGIBILE e con piccoli danni, mentre “E” indicava edificio INAGIBILE. Infine c’era la categoria “F”: edificio INAGIBILE per rischio esterno. Nel pomeriggio, col vestiario datoci in dotazione dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, abbiamo iniziato i sopralluoghi. Eravamo in squadre composte da due o tre tecnici. Con le schede e gli indirizzi assegnateci dalla Protezione Civile e grazie ai cellulari abbiamo raggiunto i luoghi degli edifici. Abbiamo ispezionato l’edificio dai seminterrati fino al sottotetto, controllato le strutture verticali e orizzontali, la malta, il fuori piombo dei muri e il tipo di muratura, valutato e fotografato le lesioni. Abbiamo intervistato i proprietari e i tecnici per capire la costituzione delle strutture e il loro sviluppo temporale. Infine, dopo una breve consultazione, abbiamo redatto la scheda. Erano secondi sopralluoghi. Li eseguivamo per quelle case i cui proprietari avevano presentato ricorso al primo sopralluogo ritenendolo poco conforme alla realtà o perché, col tempo, la situazione si era aggravata. In molti casi abbiamo confermato l’esito del primo sopralluogo, in altri, effettivamente i danni erano maggiori: abbiamo assegnato una categoria corrispondente ad un danno maggiore. In un caso abbiamo declassato l’esito da “E” a “B”. Abbiamo fatto anche dei primi sopralluoghi a Civitella Casanova in provincia di Pescara, a settanta chilometri da dove alloggiavamo. I lunghi spostamenti, con la nostra auto, la scarsa conoscenza delle strade, il clima freddo e piovoso di febbraio, le pedisseque preghiere dei proprietari, l’alloggio di scadente categoria, non sono stati di aiuto. Ma la determinazione del “volontario” e la certezza di fare qualcosa di utile a favore di popolazioni così duramente colpite ci hanno sostenuto per tutta la settimana. Nel complesso è stata un'utile esperienza nella quale ognuno di noi ha messo il meglio di sé: la propria umanità e la propria esperienza tecnica. Ho potuto vedere personalmente L'Aquila "ferita" nelle strutture e nelle persone. Le “ferite” delle strutture le hanno trasmesse tutti i mezzi di comunicazione, ma quelle delle persone sono toccanti.

Ho incontrato il geometra Augusto De Gruttola e la moglie, originari di Ariano Irpino ma trasferitisi a Bagni (AQ) da oltre trenta anni. I figli sposati. La signora lavora come dipendente di pubblica amministrazione. Anche il marito lo è stato. Ora è in pensione. Due stipendi in casa, figli sistemati, situazione economica buona. Il signor Augusto ci porta a visitare la sua casa. Una casa appena ristrutturata: infissi nuovissimi con vetri camera basso emissivi, pavimenti nuovi, cucina componibile completa, camera da letto, armadio, quadri alle pareti, scala in marmo, balaustra e passamano in legno…una “bella” casa. In essa la vita scorreva tranquilla, senza grandi pretese, senza grandi preoccupazioni. Una vita di chi ha lavorato onestamente e ora si gode il frutto del suo lavoro. Ma la terra d’Abruzzo è ballerina. Piccole scosse si susseguono e da alcuni mesi. I mezzi di comunicazione, ripetendo i messaggi delle istituzioni, rassicurano: non c’è pericolo. Il signor Augusto, geometra, suggerisce alla moglie di andare a dormire in un’altra camera, più piccola, ma a suo avviso, più sicura nel caso ci fosse qualche scossa più forte. La moglie segue il consiglio del marito ed entrambi vanno a dormire in due lettini nella cameretta. Quella notte trema ancora. La scossa è forte. Il solaio a volta della camera da letto crolla. Quello della cameretta dove si erano rifugiati no. I due si precipitano per le scale. La vetrina è aperta. Il portone è incastrato. Con uno sforzo sovrumano lo scostano appena quanto basta per uscire. Corrono in piazza. Sono salvi. Ma la loro vita viene stravolta. In un attimo tutto è cambiato - racconta la signora. Le prime notti in auto, poi in tenda, poi in albergo. Oggi, qui, nelle case di legno. Sì – continua la signora - i mobili sono nuovi e la casa è calda, ma lo spazio è piccolo. Questo piccolo ingresso e qui la cucina, di là il bagno e la camera da letto. Non manca nulla, ma ho perso i miei riferimenti, le mie abitudini, il mio quartiere, la mia casa, la mia cucina, i miei mobili, perfino il mio bagno. L’Aquila, dove lavoro, non esiste più. Gli uffici trasferiti in altro luogo, la prefettura è crollata, l’università, il comune, il bar, il supermercato, la zona rossa transennata, i trasporti…tutto è cambiato. Non ho più i miei riferimenti. Mi sento un’estranea. Voglio andare via. Voglio tornare in Irpinia. Ho perso i miei riferimenti. Mi sento stravolta.
E suo marito cosa ne pensa? - chiedo. Al momento è indeciso. È combattuto. Qui abbiamo i figli. Ma sono grandi hanno la loro famiglia, la loro vita. A settembre, quando andrò anch’io in pensione ne riparleremo. Ho già un riferimento per un alloggio ad Ariano Irpino. Uno spaccato di vita di una famiglia stravolta.
L’evento sismico stravolge tutta la comunità colpita e il suo mondo nobile e arcaico fatto di dignità, di tradizioni, di arte e di cultura. E allargando lo sguardo esso stravolge la società intera mettendo in evidenza lo slancio appassionato dei volontari e della solidarietà umana ma anche l’arrivismo dei furbi e la degenerazione umana e morale di questo mondo. Purtroppo questi danni psicologici, lo smembramento delle famiglie, dei riferimenti, dei quartieri e della società saranno duri da sanare. Viene spontaneo chiedersi: “Perché tutti questi dolori fisici e psicologici? tutti questi morti? tutti questi feriti? tutti questi danni? tutte queste sofferenze?”. Si grida al terremoto. Ma il terremoto è un evento naturale che esiste da 4,6 miliardi di anni e che continuerà ad esistere. Allora di chi la colpa? La colpa è dell’uomo. L’uomo ignorante. L’uomo incurante. L’uomo egoista. L’uomo lupo. L’uomo imprevidente. L’uomo che non rispetta se stesso e la Natura.
Le disgrazie precedenti poco ci hanno insegnato. E la storia si ripete. Chi ignora la storia è costretto a riviverla disse in un discorso il presidente Ciampi. La società che ignora la storia perde parte di sé e della sua crescita. Non imparare dal passato è da stupidi. Continuare nell’errore è diabolico. Eppure dopo la conta dei morti e dei feriti, dopo la quantizzazione dei danni e delle rovine, si ricomincia come prima. A volte peggio: correndo all’accaparramento. Abusi, soprusi mancanza del rispetto delle regole e delle norme. I furbi scavalcano gli onesti, gli interessi i diritti, le prepotenze i doveri. Il dio denaro la fa da padrone, la coscienza civile latita, gli abusi edilizi continuano, l’ambiente è devastato, le regole della natura calpestate. Poi tutti gridiamo e ci lamentiamo quando arrivano i terremoti o altre calamità naturali.
Gestire un evento drammatico così grande è difficile. Con la forza della ragione e con quella del cuore dobbiamo ricostruire/riparare le città “ferite” cominciando sì dagli edifici, ma senza trascurare il riannodare del tessuto sociale attraverso le tradizioni, l’arte, la cultura. Errare è umano. Ma commettere gli stessi errori è grave. Non ci si può mettere contro la Natura, non si può costruire senza rispettare le regole. I disastri naturali non sono colpa di Gaia, il pianeta che vive, ma dell’uomo che non rispetta se stesso e le regole della Natura.

12 febbraio 2010

Il nucleare e il ministro Castelli

[Pubblicato su http://www.ildialogo.org/ambiente/index.php ]

Stranissima coincidenza fra il ragionamento del mio collega Luigi Ianniciello e il ministro Castelli della lega, che ho sentito ieri sera a Ballarò. Entrambi hanno detto che il costo del megawattora (MWh) prodotto col nucleare (30€ / MWh) è inferiore a quello prodotto col petrolio (80€ / MWh). Quello del ministro un discorso veramente a vista corta. Perché il ministro non ha parlato dello stoccaggio delle scorie nucleari, mentre Luigi nel corso della discussione ha ammesso: “Certo il problema delle scorie non è stato risolto”.
Al ministro non ho potuto rispondere, ma al mio collega ho detto: “Luigi anche gli imprenditori del Nord-Est quando hanno affidato i loro rifiuti industriali alla camorra lo hanno fatto per pagare di meno, ma i rifiuti oggi ce li teniamo noi in Campania. Quale vantaggio è quello di spendere meno e inquinare di più? Se poi abbiamo terreni contaminati e le coltivazioni a rischio salute? Esempio sia quel servizio di Report di RAITRE su un pastore e il suo gregge di 3.000 pecore morti, dopo terribili malattie, nella zona del casertano. Le pecore che pian piano perdevano il pelo, poi non si reggevano più sulle gambe, poi diventavano sempre più magre fino alla morte e il pastore che inizia a sentirsi strano. A seguito di accertamenti si scoprono valori sballati nel sangue seguiti da malattie sempre più gravi fino alla morte. Oggi la famiglia sta facendo causa per ottenere un risarcimento.
Le scorie nucleari dove verranno depositate? Lo stoccaggio e la manutenzione delle scorie delle vecchie centrali nucleari dismesse oggi ci costano 400 milioni di euro all’anno che paghiamo in bolletta. E quanto ci costeranno le scorie che si produrranno con le nuove centrali? Questo, se proprio vuoi parlare di economia.
Quando, in televisione e nelle comuni discussioni, si dice che il costo del MWh col nucleare è minore, vengono considerati i costi di stoccaggio e manutenzione delle scorie? E non parliamo dei costi che si avrebbero in caso di incidenti alle centrali. Quelli sono incalcolabili. Ti ricordo solo il disastro di Cernobil”.
Caro ministro, economicamente parlando, forse a noi non ci toccherà il problema dello stoccaggio delle scorie delle nuove centrali, ma alle future generazioni si. Stiamo lasciando loro un peso che potrebbe diventare insopportabile: una bomba ecologica immane già con quello che abbiamo fatto finora, figuriamoci con altre nuove centrali. Ma ripeto la questione non è economica. Quando si fanno questi discorsi si mette sul piano economico anche la salute e non solo delle persone ma di tutte le specie viventi. Già oggi alcune malattie sono aumentate nelle zone vicine alle discariche abusive della camorra.
Vogliamo lasciare ai nostri figli un futuro di tumori, malformazioni, malattie polmonari, di terreni inquinati, di coltivazioni alla diossina, con latte di animali che pascolano sui terreni inquinati, di greggi di pecore e di pastori che muoiono? Ma ci vogliamo rendere conto che l’aria, l’acqua, la terra, il sole non si comprano: Sono di tutti e vanno solamente e semplicemente tutelati da tutti gli affaristi e sfruttatori che non si curano dell’ambiente. E non si rendono conto che non aver rispetto per l’ambiente significa che non hanno rispetto nemmeno di loro stessi, delle loro famiglie e delle future generazioni. Ci vogliamo render conto che l’ambiente è la nostra casa, la casa in cui abitiamo. Che se la sporchiamo vivremo in una casa sporca e che potremmo arrivare all’impossibilità di viverci dentro?

9 febbraio 2010

Primo congresso nazionale dell’ITALIA DEI VALORI

Cronaca di un delegato neofito.

Incredibili sensazioni molte emozioni vissute col gruppo di Avellino nei tre giorni del convegno. 4.000 persone fra delegati e rappresentanti di diritto che, a proprie spese, si sono incontrati nell’hotel Marriott di Roma per sentire gli interventi, le mozioni le testimonianze delle persone della società civile: precari, disoccupati, cassintegrati… e il presidente dell'Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa Guy Verhofstadt. Tre giorni intensi e emozionanti. Sono stato bombardato da immagini, suoni e parole che hanno espresso idee, pensieri, sensazioni, proposte, chiarimenti, testimonianze ed emozioni.
La prima proposta annunciata subito da Di Pietro, e scritta a lettere cubitali sui manifesti, è stata quella della svolta da partito che sa fare opposizione chiara e decisa a partito che si assume il compito di “costruire“ l’alternativa per una nuova Italia. Con chi? Con tutti coloro che riconoscono i principi fondamentali del nostro partito: rispetto delle regole, legalità, moralità, codice etico di autoregolamentazione, lavoro, pari opportunità, apertura al sociale, alla famiglia e alle coppie di fatto. Attuare il programma agendo sul debito pubblico con più entrate provenienti dalla lotta agli evasori e ai corruttori e riducendo le spese della politica, degli sprechi, degli sperperi e dei progetti faraonici previsti dalla attuale maggioranza. Avviare la ripresa dando priorità agli investimenti per il risanamento del territorio, lo sviluppo delle imprese, incentivando l’ innovazione tecnologica, la ricerca, l’economia verde, e le fonti rinnovabili, ecc.. Un no forte e deciso al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua anche con il referendum. Ed inoltre difesa dei cittadini dei risparmiatori e della fasce sociali più deboli. Abrogazione del “reato di clandestinità” e regolamentazione dei flussi migratori. Salvaguardia dell’informazione, del servizio pubblico e della scuola. Collocazione europea nell'Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa.

Tutto ciò si potrà fare con persone motivate, capaci, responsabili, aperte al dialogo e alle esigenze della gente. In primis con il Partito Democratico e con tutte quelle forze che ritengono necessaria una svolta importante e determinante nella politica italiana per il futuro della nostra nazione, per conquistare il governo con libere e democratiche elezioni, contro una destra xenofoba e razzista.
Ho visto un Antonio Di Pietro determinato più che mai, instancabile, inossidabile, pronto al dialogo e alla costruzione di un’alternativa per una nuova Italia, cominciando dalla Campania. Una scelta sofferta, fatta davanti al congresso alla luce del sole e motivata dal suddetto “nuovo” e più maturo compito di “costruire” l’alternativa alla destra. Certo molti sono rimasti delusi. Tanti, anche motivatamente, si aspettavano un Di Pietro rigido e inamovibile sulle sue “antiche” posizioni. Invece c’è stato un Di Pietro maturo e più politico, propenso, col consenso del congresso, al compromesso estremo non essendoci altra via di uscita.
In effetti, occorre ragionare sulla situazione:
1. non vi è stata nessuna altra candidatura, con possibilità di successo, in sostituzione di quella di Vincenzo De Luca (De Magistris non poteva deludere o peggio “tradire” migliaia e migliaia elettori italiani dimettendosi da parlamentare europeo);
2. necessità di non consegnare la Campania, come dice Di Pietro, “a personaggi che hanno legami con il clan dei Casalesi e con la camorra”;
3. accettazione da parte di De Luca, in un appassionato discorso al congresso, delle condizioni poste dall’ IDV: dimissioni in caso di condanna, rinnovo di tutte le cariche degli enti, trasparenza nelle operazioni di giunta e di consiglio.

Questa scelta campana dà il segnale dell’inizio di una svolta nella politica dell’IDV della realizzazione del passaggio del partito dalla “resistenza” alla “costruzione dell’alternativa”. Sono convinto che l’IDV ha imboccato la vera strada che potrà portare al cambiamento della società italiana.
I giovani. Erano 800. Essi rappresentano il futuro del partito e del paese. È stato commovente sentire le loro mozioni, la loro voce emozionata nonostante la loro determinazione. Hanno presentato tre mozioni. In modo autonomo e del tutto democratico, hanno eletto il Responsabile nazionale Rudy Russo. Ad essi il presidente Di Pietro ha affidato oltre ai compiti istituzionali la gestione del gruppo di facebook, li ha invitati a camminare insieme al partito, a prendere sulle proprie spalle il loro futuro, li ha incitati a fare il proprio lavoro per gli altri. Ha detto” Vengano i giovani e diano nuova linfa. Cerchiamo compagni di viaggio disposti a resistere e a ricostruire, prima che sia troppo tardi”.

8 febbraio 2010

Congresso nazionale 5,6 e 7 febbrraio

La svolta

Incredibili sensazioni molte emozioni vissute in questi tre giorni. Quattromila delegati che a proprie spese si sono incontrati per svolgere il congresso nazionale. Diciotto amici con cui ho trascorso tre giornate indimenticabili.

Il Movimento diventa partito e si propone all’elettorato per il governo della nostra nazione.
“Abbiamo dimostrato di saper fare l’opposizione. Ora, come partito ci candidiamo per costruire l’alternativa a questo modo di governare” ha detto Di Pietro, riconfermato presidente del partito per acclamazione.
I nostri imperativi sono:
Rispetto delle regole
Codice etico di autoregolamentazione
Banca dati dei nostri tesserati
Innovazione tecnologica
Pari opportunità
Apertura al sociale
Revisione delle professioni
Legalità, moralità, giustizia,
Forte identità europea: liberaldemocratici e riformisti
Modernità del libero mercato
Più soldi all’erario lotta agli evasori e ai corruttori
Ridurre le tasse ai poveri ed aumentarle ai ricchi
Abbassare il debito pubblico
Ridurre le spese correnti riducendo i costi della politica, gli sprechi e gli sperperi (auto blu, Alitalia, aiuti alle banche, alle imprese senza condizioni di mantenimento del posto di lavoro, ponte di Messina, ecc.)
Priorità negli investimenti (sviluppo delle imprese, innovazione tecnologica, ricerca, risanamento del territorio, economia verde, incentivazione delle fonti rinnovabili…)
No nucleare (proposta di referendum)
No alla privatizzazione dell’acqua (proposta di referendum)
Fare il proprio lavoro per gli altri
Vengano i giovani e diano nuova linfa (in questo congresso ce ne erano ottocento)
Cerchiamo compagni di viaggio disposti a resistere e a ricostruire, prima che sia troppo tardi.

1 febbraio 2010

Regionali e nucleare

Si avvicinano le regionali ma nessuno parla del nucleare.

Che le giunte di destra appoggeranno le decisioni governative di costruire sul territorio nazionale alcune centrali nucleari nessuno lo dice. Che il signor B ha stipulato un contratto con Sarkozy per installare delle centrali nucleari in Italia nessuno lo rammenta. Le centrali cosiddette "di terza generazione", che il signor B vuole costruire in Italia, dovrebbero durare più di quelle di seconda generazione. Ma nessuno al mondo ha risolto il problema della messa a dimora delle scorie radioattive.
Dove il governo intenda costruire tali centrali nucleari nessuno lo dice. Dove mettere a dimora le scorie radioattive non si dice.

In Campania la giunta uscente ha deliberato che nel proprio territorio non dovranno essere costruite centrali nucleari, né utilizzati territori per il deposito di scorie nucleari. Ma chi ci dice che dopo le elezioni, in caso di vittoria della destra non venga modificata la deliberazione della giunta precedente? Chi ci assicura che il prossimo governatore della Campania saprà resistere alle pressioni del governo?
Leggete i programmi. Aprite gli occhi. Metteteci l’udito. Chiunque non dirà chiaramente che si opporrà alla costruzione di centrali nucleari sul territorio campano non votatelo.

Vi ricordo che a sud, vicino a noi, a Rotondella in provincia di Matera, già esiste l’impianto ITREC (Impianto Trattamento Elementi Combustibile), realizzato nel 1975. Originariamente destinato ad altra attività, oggi è utilizzato come "gestione rifiuti radioattivi". È gestito dall'ENEA e sono presenti rifiuti a bassa e media attività. Mentre a nord abbiamo la centrale nucleare del Garigliano, nel comune di Sessa Aurunca (CE). L'impianto, costruito nel 1963, venne fermato nel 1978 per problemi di varia natura. Attualmente è inattivo. In esso vi sono stoccati circa 2.200 mc di scorie radioattive, che, entro il 2016, dovrebbero essere smaltite (dove?) con ripristino ambientale dell’area.